Domenica 11 gennaio

Dio si cerca e si trova in tutte le cose della vita quotidiana

Battesimo del Signore a San Pietro in Valle

Battesimo del Signore 2026 (S. Pietro in Valle a Gazzo Veronese)
(Is 42,1-4.6-7; Sal 28; At 10,24-38; Mt 3,13-17)
San Pietro in Valle, domenica 11 gennaio 2026

Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”. Lo stupore di Giovanni il Battista quando vede arrivare Gesù nel fiume Giordano non è ancora abbastanza. Perché subito dopo assiste attonito alla discesa di Gesù nelle acque del Giordano, non senza essersi prima messo “in fila” come uno qualsiasi. Il Messia si mette in fila e non salta la fila e così rivela che tipo di messianismo è il suo. Ben lontano dalle aspettative del popolo e comunque distante anni luce dalle attese dei benpensanti. Gesù non sta all’esterno delle acque, ma vi si immerge. Non si ferma a distanza di sicurezza per esprimere un giudizio, ma si coinvolge personalmente. L’Incarnazione, che del cristianesimo è l’aspetto più originale e dirompente, dice che Dio ormai non va cercato chissà dove, in qualche luogo verticale lontano da noi. Dio si cerca e si trova in tutte le cose della vita quotidiana perché ha scelto in Gesù di far sua l’umanità in tutti i suoi aspetti luminosi e bui, ivi compresa la sua fragilità, la sua limitatezza, il suo banale quotidiano.

Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui”. Gesù vede i cieli che si aprono, a riprova del fatto che esiste, per grazia di Dio, una via di uscita da questo mondo, che senza cielo ci fa sentire come ‘topi in gabbia’. Occorre trovare la spiegazione di noi al di fuori di noi, come del resto lo stesso metodo scientifico oggi inclina a credere. Diversamente non sarà possibile comprendere chi siamo. Non è forse vero che quando siamo sotto un cielo chiuso ed impenetrabile irrompe l’emicrania, sperimentando una sottile vena di depressione e di stanchezza? Dietro certo agitarsi nevrotico si può agevolmente leggere l’insoddisfazione di sentirsi dentro “una gabbia di cemento” che è il mondo artefatto costruito da noi stessi. Ma appunto asfissiante e privo di luce, nel quale – colmo dell’ironia – chiamiamo “energia alternativa” quella del sole, per distinguerla da quella da noi auto-prodotta.

Infine, il particolare della colomba aggiunge un’ultima decisiva sfumatura alla bellezza della terra che non è chiusa in sé stessa. Suggerisce che non siamo noi a dover andare in alto, ma è Dio che feconda la terra grazie a Gesù, del quale dice: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Non basta il cielo aperto se non percepiamo che la figliolanza è la via per ritrovare sé stessi. Il battesimo di Gesù non segna solo l’inizio della vita pubblica del giovane profeta di Nazareth, ma anche la consapevolezza che il cielo è ormai aperto e che Dio viene a noi. Basta renderlo accessibile alla nostra vita di ogni giorno, per sentirsi finalmente figli prediletti e non più “figli di un dio minore”. Così si supera anche la “sindrome del lunedì” che dopo la pausa natalizia è ancora più inquietante. Perché se Gesù è il Cristo allora la sua compagnia è assicurata tutto l’anno. Anzi ogni settimana a partire dalla domenica.

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