Nella Messa presieduta in Cattedrale nella vigilia della solennità di Maria Madre di Dio, che la liturgia con il canto del Te Deum dedica anche a celebrare il passaggio dell’anno civile, il vescovo di Verona mons. Domenico Pompili ha proposto nell’omelia una riflessione sul tempo.
Partendo da un passaggio della lettera di san Paolo ai Galati, che la liturgia presentava come seconda lettura, ha evidenziato che la venuta del Figlio di Dio nel mondo ha introdotto la libertà la quale “si manifesta nella relazione che abbiamo col tempo“.
Ha commentato:
“Noi oggi abbiamo col tempo un difficile rapporto. Per cominciare, abitualmente viviamo in perenne mancanza di tempo. Quasi in apnea e questa ‘epoca dell’affanno’ ci fa ansiosi, stressati, disorientati. Il problema però non è la cosiddetta ‘accelerazione’, cui saremmo sottoposti per via della tecnologia sempre più pervasiva, ma il fatto che il tempo è come se fosse ormai atomizzato, frantumandosi in tanti ‘attimi presenti’ che si sostituiscono l’uno all’altro, che non conoscono più pause e intervalli, soglie e passaggi, e, soprattutto, non costruiscono più un’unica storia: la nostra. La frammentazione del tempo si accompagna così ad una crescente massificazione e uniformità, che non si arresta neanche di fronte al tempo libero che è sempre più standardizzato e uguale a sé stesso”.
Manca all’umanità di oggi, secondo il Vescovo, la capacità di indugiare “bellissimo verbo che parla di pause, di ozio meditativo, di sguardo lungo e cordiale sulle cose. In una parola, ciò che manca è lo sguardo contemplativo che restituisce al tempo il suo ‘profumo’, che è lento e permanente, che sa di ricordo e di memoria. L’attività febbrile e l’inquietudine della vita moderna hanno molto a che vedere con la perdita della capacità contemplativa. Conseguenza di questo stato di cose è quella certa ‘atrofia esperienziale’ che ci fa perdere il gusto delle cose, rende la vita monotona e portata a ripetere stancamente sé stessa. Con l’aggravio che il tempo scorre senza accorgersene neanche”.
Spostando lo sguardo su Maria, che nel passaggio dell’anno civile, viene festeggiata come Madre di Dio, ne ha sottolineato l’attitudine di vivere assaporando interiormente gli accadimenti grazie a uno “sguardo non ripiegato su sé stessa, ma orientato a penetrare più profondamente dentro quello che le è accaduto di vivere e di sperimentare”. Da lei possiamo imparare l’indugiare ovvero il “lasciar avvenire, acconsentire, invece di intervenire”: questo amplia l’essere umano, distende il tempo, rafforza l’elemento contemplativo che, come scriveva Nietzsche citato da Pompili, ci fa essere meno irrequieti come persone e meno barbari come civiltà.

Resta aggiornato seguendo i profili social della Chiesa di Verona:
Canale WhatsApp
Profilo Instagram
