Natale Natale in nocte
(Is 9, 1-6; Tt 2, 11-14; Lc 2, 1-14 )
Cattedrale di Verona, 24 dicembre 2025
A Natale si insinua puntualmente un’atmosfera tra il nostalgico e il melanconico che dice: “Quest’anno non mi sembra proprio Natale”. E ancora: “Non riesco più a sentire quel che da bambino mi capitava di provare”. Dove sta l’equivoco? Nel considerare il Natale come un evento da ricordare perché starebbe alle nostre spalle e non solo storicamente, come è ovvio, ma anche psicologicamente: dietro le emozioni dell’infanzia. E invece il Natale non sta “dietro”, né “davanti”, sta “dentro” perché accade non ieri o domani, ma oggi: “Oggi Cristo è nato. Oggi è apparso il Salvatore!”. Ma come accorgersene? Basterà far riferimento alla Parola proclamata poc’anzi.
“Perché un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio”, profetizza il grande veggente che è Isaia. Cosa sarebbe la vita se la vedessimo per quella che è? Un’attesa e non una pretesa, un dono e non un obbligo, per giunta senza un perché. Giacché la vita è come la rosa del mistico medievale A. Silesio: “La rosa è senza perché, / fiorisce perché fiorisce, / Non bada a sé, non chiede, / se c’è qualcuno che la vede”. Che formidabile intuizione! Per il nostro tempo, tentato di credere che tutto debba avere uno scopo, che in ogni cosa si debba cercare sempre un risultato pratico, che ci sia sempre da garantire un affare. E invece no: la vita resta un dono, cioè una questione non dovuta, una possibilità senza ragione. La vita è grazia! È gratis e la gratitudine ne è il suo sigillo.
“Lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia” Dio si fa carne, cioè bambino. Esce dall’anonimato astratto ed assume le sembianze dell’umano. Natale accade se usciamo da una vaga percezione del sacro per incamminarci nella ricerca diuturna del volto di Dio. Non più una forza imperscrutabile o un’oscura energia, ma gli occhi teneri e le braccia indifese di un bambino. Gli stessi occhi che da grande guarderanno l’adultera senza possederla e senza condannarla; le stesse braccia che porteranno la croce senza imprecare e senza disperarsi.
“È apparsa la grazia che ci insegna a vivere con sobrietà, giustizia e pietà”. Natale accade quando reimpariamo l’arte di vivere. La qual cosa è fatta di sobrietà: accettare i nostri limiti, senza strafare o strafarsi, ma accettando la nostra umanità; è fatta di giustizia che consiste non solo nell’assicurare i nostri diritti individuali, ma anche i doveri sociali; è fatta di pietà: il rispetto per tutto, creato, animali ma, soprattutto, per l’uomo. “Res sacra homo est”. L’uomo è una cosa sacra! Quando è piccolo come un embrione, quando è indifeso come un migrante al largo della Libia, quando è malato come un anziano. L’essenza del cristianesimo risiede proprio nella persona di Gesù, carne di Dio. Questa – la carne di Gesù – è ormai la strada più breve tra Dio e l’uomo. Di qui l’augurio: “Cammina attraverso l’uomo e giungerai a Dio” (S. Tommaso d’Aquino che cita S. Agostino). Buon cammino e buon Natale!
