Sabato 20 dicembre 2025

Giuseppe, padre fino in fondo

Messa con le scuole Fism

IV domenica di Avvento 2025
(Is 7, 10-14; Sl 24; Rom 1, 1-7; Mt 1, 18-24)
Messa con le scuole Fism

Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di licenziarla in segreto”. Sulla soglia del Natale, a sorpresa, ci viene incontro Giuseppe e non Maria come ci si aspetterebbe. Così almeno nella versione di Matteo, a differenza di Luca. Peraltro, se si mettessero insieme questi due quadri si scoprirebbe facilmente non una contraddizione, ma una dilatazione: l’annuncio di un figlio è fatto sempre, anche in questo caso eccezionale, ad una coppia ed è rivolto sia all’una che all’altro. In questa pagina ci è dato di intuire qualcosa dell’amore vero, non di quello patinato che circola nei media e nelle chiacchiere da bar. Giuseppe, benché innamorato, decide di lasciare la fidanzata non per sospetto, ma per rispetto. E’ silenzioso, avvolto nei suoi pensieri di uomo giusto, per bene. Il suo silenzio non è tanto segno di turbamento, ma segno di forza, di lavoro interiore, di dominio di sé. La gravidanza di Maria ha messo improvvisamente in scacco la storia che stava pregustando, eppure anche questa circostanza non toglie a Giuseppe la capacità di agire umanamente, cioè non si abbandona al generale disprezzo, ma sceglie un’altra soluzione. Non si limita a quella che poteva sembrare una legittima reazione, sa resistere in silenzio. “Il più alto raggiungimento nella fede è rimanere in silenzio e far sì che Dio parli e operi interiormente”, ammonisce Maestro Eckart.

Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore”. Accade così che Giuseppe, il quale non smette di pensare a Maria, finisce per sognarla. Il sogno nel mondo antico era inteso come una ‘piccola profezia’ di Dio e anche nella lettura psicoanalitica è l’ambiente che fa emergere ciò che veramente ci sta a cuore, senza più freni inibitori o reazioni condizionate. E così Giuseppe scopre di avere quella donna nel suo cuore, di amarla, anche senza volerla possedere. Ogni amore deve varcare questa soglia della verginità: passare dal possedere al proteggere l’amata. Certo questo richiede di saper morire a volte, ma è l’unica strada per vivere l’amore autentico. Certi amori possessivi, esclusivi, asfissianti liberano non più vita, ma morte. Li chiamiamo amori malati, ma sono solo immaturi.

Giuseppe, peraltro, ascolta non solo sé, ma anche Dio che dice: “Non temere”. La paura è principio di ogni fuga; è il contrario della fede, della maternità, del matrimonio. Giuseppe non ascolta la paura e diventa vero padre di Gesù, anche se non ne è il genitore biologico. Generare un figlio è facile, essere padre, cioè amarlo, farlo crescere, farlo felice, insegnargli il mestiere di vivere, questa è tutt’altra avventura. Bastano pochi istanti per essere genitori, ma per diventare padri ci vuole una vita. Giuseppe è padre fino in fondo. Oggi l’immaturità degli adulti è aver perso in molti casi questa forma dell’amore che non genera solo un figlio, ma se ne rende degno. Per questo “un padre è meglio di cento insegnanti” (G. Herbert).

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