Intervento conclusivo al Concerto di Natale
Cattedrale di Verona, 20 dicembre 2025
In occasione del concerto di Natale la Cattedrale si fa grembo sonoro, spazio dove la bellezza non si spiega, ma accade. La bellezza è inutile, ma proprio per questo è rigenerante. In un mondo dove tutto deve avere uno scopo (sottinteso: ciò che non è utile non serve a niente) si tratta di una quasi rivoluzione. Perché accade qualcosa che non rientra nella logica della produzione e dell’utilità immeditata.
A pensarci, il Natale stesso è la festa di ciò che appare inutile: un bambino nato ai margini, una nascita che non cambia nulla sul piano dei rapporti di forza, eppure cambia tutto perché apre un passaggio nuovo nella storia. La musica che abbiamo ascoltato appartiene a questo stesso ordine di gratuità. Non serve a niente — e proprio per questo serve a tutto ciò che esprime gratuità.
È questa la bellezza che il Natale ci consegna. Non l’ornamento che decora un mondo lasciato intatto, ma la bellezza fragile di un Dio che nasce nella carne, nel freddo, nell’esposizione. Una bellezza che non si impone ma si offre, che non spiega ma accompagna.
A chi questa sera ha reso possibile tutto questo — artisti, organizzatori, sostenitori, ascoltatori — va la nostra gratitudine per aver creduto che investire nella bellezza non è un lusso, ma un atto di resistenza. Ogni nota che è risuonata tra queste navate è, infatti, un piccolo atto di fede: che la gratuità ha senso, che ciò che non serve può salvare il mondo. Che altrimenti è a rischio. Come è dato di vedere in questo tempo convulso e incerto dove la pace sembra inutile oltre che più difficile della guerra.
Buon Natale!
