Domenica 14 dicembre

Cambia te stesso e troverai la gioia che Gesù porta con sé

Ingresso don Giorgio Zampini a Villa D'Adige

III domenica di Avvento 2025 (Ingresso d. Giorgio Zampini)
(Is 35,1-6a.8a.10; Sl 146; Gc 5,7-10; Mt 11, 2-11)
Villa d’Adige, domenica 14 dicembre 2025

E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. Per alcuni sarebbe questa la decima beatitudine, dopo le nove riportate dal celebre discorso della montagna (Mt 5)! In questo caso il Maestro però si riferisce proprio al Battista. Come mai? Non era stato forse Giovanni il Battista a spendere la sua vita ad annunciare l’imminente compimento del Messia con un vigore e una coerenza da suscitare attorno a sé un fiume di gente e l’aggressione di Erode? Ora però dal carcere di Macheronte trapelano notizie che contraddicono la chiarezza, la forza e l’intransigenza del Battista. O, pensa qualcuno, il silenzio del Maestro sulla sorte di Giovanni sembra avere il sapore dell’abbandono.

Di qui la domanda che svela un dubbio lancinante: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. Il dubbio, cioè il tarlo che può minare la vita e in essa la fede. Ci sono dubbi e dubbi però. Ci sono quelli che non hanno mai dubbi: perché si adeguano al “dicono tutti così”; perché vedono il mondo in bianco e nero; perché hanno idee chiare e distinte. Poi ci sono quelli che dubitano di tutto e di tutti: hanno sempre qualcosa da ridire e si ergono a giudici e spettatori della realtà che li circonda. È una forma di disimpegno. Ancora ci sono quelli che non riescono a discernere, per la complessità delle situazioni o per l’indecisione e la paura del rischio. Ma qual è davvero il dubbio del Battista? Giovanni si aspettava un Messia che arrivasse per la via della giustizia; Gesù invece arriva per la via della Misericordia.

Gesù non risponde con un o con un no, ma subito replica: “Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete” ed elenca alcuni ‘segni’ che riecheggiano le parole di Isaia, il grande profeta dell’attesa. E i segni sono simili a quelli ascoltati nella prima pagina: “i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. Dunque, il Messia non si disinteressa della storia, ma introduce in essa dei cambiamenti reali. Quando Dio entra nel mondo si vede. Per questo il Maestro conclude con un elogio della statura psicologica e morale del Battista. Non si tratta di un voltagabbana né di un piccolo borghese, ma appunto di un profeta. E non di uno qualsiasi. Al punto da aggiungere: “In verità io vi dico: fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande di Giovanni il Battista”. Salvo poi precisare non per sminuirlo, semmai per coinvolgerci: “ma il più piccolo nel regno dei cieli è più grande di lui”. Se non ci scandalizziamo di Gesù, della Chiesa che è in crisi, del mondo che appare confuso, saremo capaci di cambiare noi stessi e di sperimentare la gioia. Auguro a te, caro d. Giorgio, di non scandalizzarti mai di Gesù che invita a guardare ai poveri e ai piccoli; di non scandalizzarti mai della Chiesa che è sempre da riformare; di non scandalizzarti per il mondo di oggi che va avanti alla rinfusa. Cambia te stesso, come il Battista, e troverai la gioia che Gesù porta con sé e che irradia su quanti decidono di stargli dietro insieme alla gente.

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