Sabato 13 dicembre

Che cosa è la pazienza?

Ammissione di Massimo Buttura

III domenica di Avvento (Ammissione di Massimo)
(Is 35,1-6a.8a.10; Sal 146; Gc 5,7-10; Mt 11,2-11)
Sant’Ambrogio di Valpolicella, sabato 13 dicembre 2025

Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?”. A formulare la domanda, sia pure per interposta persona, non è uno qualsiasi, ma il Battista. È in carcere e sta aspettando la morte, ma non è questo che lo fa stare in agitazione.  Aspettava, finalmente, un Messia che facesse ‘piazza pulita’ della pula separandola dal grano e si ritrova uno che parla di misericordia e di compassione e non esita a starsene a tavola con pubblici peccatori. Insomma, tutto resta come prima. Di qui la delusione di Giovanni e la sua crisi. Gesù lo sa e gli manda a dire: “Beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!”. La fede, a pensarci, è uno scandalo! L’unico scandalo oggi. Visto che gli scandali sono sempre uguali a sé stessi: ripetitivi, seriali, scontati, banali. Sì, anche noi ci scandalizziamo di Gesù e non lo riteniamo capace di modificare la realtà. Giovanni, al contrario, va alla fonte e si lascia stanare da Gesù. E gli dice: “Sei tu veramente il Messia?”. Non si scappa da questa interrogazione che ci inchioda e ci mette in uno stato di continua ricerca. La fede non è una risposta appagante, ma un pungolo che ci tiene in sospeso per tutta la vita: “E se fosse tutto vero?”.

Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo”. Il Maestro risponde, ma non con una serie di fatti incontrovertibili. Suggerisce dei “segni” che però sono discreti e non eclatanti. Possono facilmente volgersi nel loro contrario. Si richiede una merce rara oggi per non lasciarsi bloccare dallo scandalo. Ci vuole la pazienza, di cui Giacomo tesse l’elogio, con il paragone del contadino che semina e sa aspettare. L’importante è ricordarsi che il segno è valido se è chiaro, non necessariamente se è grande. Gli impazienti non sono mai uomini di speranza. E ad inceppare il cammino del rinnovamento sono tanto i cosiddetti conservatori, che tentano di portare il mondo all’indietro, quanto gli innovatori (se mai lo sono!) che pretendono di forzare i tempi di maturazione del seme.

Gesù stesso che pure delude Giovanni gli riconosce l’autenticità del profeta. Con parole che fanno venire la pelle d’oca: “Che cosa siete andate a vedere nel deserto?”. Gesù tratteggia la statura morale e psicologica del Battista, la sua pazienza che è l’arte di vivere l’incompiuto, l’inadeguato e la parzialità. Che cosa è la pazienza? È “forza nei confronti di sé stessi” (Tommaso d’Aquino), capacità di non lasciarsi andare all’abbattimento, alla tristezza, alla disperazione perché si tratta di uno sguardo in grande (makrothymia). Giovanni, anche in carcere continua ad essere il precursore. E ci insegna che la libertà nasce nell’interiorità e che la libertà più grande e difficile è quella dal nostro Ego. La libertà si preserva a partire dalla domanda di partenza che attende una risposta, a dispetto di tutto quello che lo circonda: “Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?” (Mt 11,3). Coltiva questa tensione irrisolta, caro Massimo, e diventerai un suo discepolo per te e una guida per altri.

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