Mercoledì della II di Avvento (Madonna di Loreto)
(Is 40,25-31; Sal 103; Mt 11,28-30)
Duomo di Villafranca, mercoledì 10 dicembre 2025
“Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro”. La nostra è la “società della stanchezza” (Byung-Chul Han). Siamo passati – sostiene il filosofo coreano – da una società disciplinare a una di tipo prestazionale, dove l’eccesso di stimoli, informazioni, impulsi esaurisce e disorienta. Abbiamo bisogno di un po’ di riposo che sia come un intervallo spossato, ma lieto. Come la terra che quando viene l’inverno resta immobile sotto la coperta del freddo, sembra morta, ma si rigenera. Non è della lentezza che abbiamo bisogno, ma di quell’indugiare che fa guardare negli occhi la realtà, gli altri, la presenza stessa di Dio. Ecco perché Gesù promette riposo a chi assume il suo giogo: un’esistenza che non sottrae alla fatica, ma non diventa iperattiva e nervosa, ma mite, umile, paziente e benevola. Da Lui viene l’autentica leggerezza che scaccia la stanchezza: “Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita”.
La psichiatra Catherine Ternynck, in un suo testo di alcuni fa (2013) intitolato L’uomo di sabbia guida il lettore a decifrare cosa stia accadendo alla nostra generazione, soggetta a sempre più frequenti crisi depressive e a inedite forme di disagio sociale. Si tratta del suolo umano che si è impoverito, si è svuotato del suo humus di relazioni, legami, responsabilità e così è divenuto friabile ed inconsistente. Al punto che l’uomo stesso, su questo terreno incerto, finisce per diventare ‘di sabbia’, una figura fluida, impastata di contraddizioni e con una caratteristica evidente: la sensazione di stanchezza. È un uomo ‘dalla testa pesante’ che fatica a portare avanti la sua vita, dubita del tragitto e del senso, chiedendo al contempo riconoscimento e rassicurazione. È schiacciato dall’urgenza di farsi da sé in una competizione continua, e nello stesso tempo scopre che gli manca la terra sotto i piedi.
Quest’epoca dell’affanno in cui viviamo è il portato di una accelerazione della tecnologia che è come una sabbia che si infila dappertutto atomizzando il tempo che non conosce più pause e intervalli, soglie e passaggi, e così non costruisce più una storia, la mia, la nostra. Abbiamo bisogno di ritrovare oltre il semplice produrre un tempo per recuperare respiro e spirito. Abbiamo bisogno di ritrovare “la terra” delle nostre convinzioni più profonde, dei legami più necessari, della nostra relazione più indispensabile che è quella con Dio. Come lasciano intendere le nitide parole del profeta Isaia che ben si adattano all’odierna festività della Madonna di Loreto, patrona degli avieri. “Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato. Anche i giovani faticano e si stancano, gli adulti inciampano e cadono; ma quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi”.
