Circa 300 ospiti; oltre 70 volontari tra accoglienza, cucina e servizio ai tavoli; varie aziende e realtà del territorio che hanno messo a disposizione i loro prodotti; decine di enti e associazioni che quotidianamente si prendono carico di vari tipi di fragilità e che hanno voluto organizzare una giornata speciale, che mettesse al centro la speranza, senza differenziare chi abitualmente riceve e vi dona.
Questo l’orizzonte del Giubileo della speranza e povertà che la Chiesa di Verona ha vissuto sabato 15 novembre, alla vigilia della IX Giornata mondiale dei poveri.
Il primo momento si è svolto nella basilica di San Zeno.
Alle 11.45 il grande portone, uno dei tesori artistici di Verona è stato spalancato e ha mostrato agli ospiti la bellezza che ogni giorno accoglie tanti pellegrini o turisti e che per il Giubileo speciale è stato reso unico con 40 tavoli tondi abbelliti di tavole, fiori e un servizio elegante: tante le emozioni, i sorrisi e anche qualche lacrima di commozione.
Nella parte superiore della Basilica si sono alternate le testimonianze di quattro storie segnate dalla fragilità, ma alimentate da tanta speranza che pur in situazioni di migrazione, carcere, disabilità, solitudine, assenza di un tetto sotto il quale dormire non è mai venuta meno, grazie anche alla vicinanza di persone che si sono affiancate e hanno offerto una mano.
A guidare le riflessioni è stata Lucia Vantini, delegata episcopale per l’ambito della prossimità, che ha spiegato: «Il Giubileo è l’anno della restituzione; l’anno in cui si riconosce che la povertà non è naturale ma prodotta e che la carità senza giustizia è consolazione che perpetua l’ingiustizia. Il tema di questo Giubileo è la speranza, che non è ottimismo, ma la capacità di continuare a credere che un altro mondo sia possibile, anche quando tutto sembra smentirlo. In filosofia si dice che “Amare è donare all’altro ciò che non si ha” e quindi anche riconoscere che le cose, come il cibo, non sono un nostro possesso, ma sempre qualcosa che riceviamo in dono e che siamo chiamati a condividere».
Dopo le testimonianze, arricchite da tre canzoni cantate da Giovanni Signorato – Esseri umani di Marco Mengoni, Supereroi di Mr. Rain, A modo tuo di Ligabue – gli ospiti si sono spostati nella parte inferiore per condividere il pranzo suddivisi, appunto, nei 40 tavoli. Molto gradito il menu: risotto all’isolana o alla zucca e Monte veronese; pollo con patate e spinaci; panettone alla mela; acqua. Il tutto grazie al contributo di varie realtà e il lavoro di molti che hanno messo a disposizione tempo e competenze.
Commenta ancora Lucia Vantini:
«Sicuramente è particolare il pranzo nella basilica di San Zeno, dove siamo abituati a celebrare l’Eucaristia. A tavola noi siamo ciò che mangiamo, ma soprattutto condividiamo ciò che siamo: storie, abitudini, ferite, speranze. E questo è già celebrazione. Celebrazione della speranza di un mondo in cui nessuno abbia più fame, si senta escluso, sia invisibile, patisca ingiustizia. Il desiderio è testimoniare una Chiesa che cura i poveri, che non ha paura di sedersi alla stessa tavola, di condividere lo stesso pane, di riconoscere che siamo tutti, in fondo, mendicanti di senso e di amore. La Messa nel pomeriggio in San Bernardino ha completato il cerchio o meglio lo lascia aperto: dalla tavola condivisa all’altare e ritorno, dall’incontro con i volti alla liturgia che fa memoria del Dio che si è fatto povero per noi, e ritorno alla vita».
Per la IX Giornata mondiale dei poveri, Caritas diocesana veronese e la Rete delle Caritas territoriali di Verona hanno organizzato vari momenti di preghiera, incontri con le comunità per presentare le proprie attività, pranzi solidali, inaugurazioni, nuove collaborazioni, gruppi di confronto tra volontari di territori diversi, raccolte di beni alimentari o indumenti.
Tra questi: inaugurazione nuova Bottega della Solidarietà a Castel d’Azzano (domenica 16); raccolta straordinaria indumenti con Caritas Porto di Legnago (sabato 15 e domenica 16); pranzo solidale con Caritas Ai Colli (domenica 16); cena etnica con il Progetto Sai di Fumane (mercoledì 19); proiezione film e testimonianze con Caritas Borgo Venezia (venerdì 21); Officina futuro – World Cafè delle Idee con i giovani di Verona Est (venerdì 21); Open day Emporio Verona Est per i figli delle famiglie dell’Emporio e del Centro di ascolto, con consegna di libri, giochi e biglietti per il cinema Alcione (sabato 22).
Visualizza questo post su Instagram
Nel 2024 la rete capillare dei Centri di ascolto ha supportato 3.778 famiglie per un totale di 10.654 persone, con un aumento del 17% rispetto all’anno precedente. Il 63% è una donna; il 59% ha cittadinanza non italiana; l’età media delle persone ascoltate è di 50,7 anni (a livello nazionale 47,8; le persone supportate hanno titoli di studio tendenzialmente bassi; il 31% lavora. La rilevazione dei bisogni ci dice che l’82,8% delle famiglie presenta problemi di povertà economica, cui seguono i problemi collegati all’occupazione (19,1%) e, in una famiglia su dieci, i problemi di salute, abitativi e familiari.
A questi dati si devono aggiungere quelli legati persone fragili che vivono nella marginalità e che hanno difficoltà abitative. Le persone attualmente accolte nelle strutture gestite da Caritas in tutto il territorio della Diocesi, in collaborazione con Servizi Sociali, Parrocchie e Associazioni, sono in totale 425. Inoltre, la Rete Caritas supporta 815 persone relativamente alle spese legate all’abitare (affitti, utenze, spese condominiali).
Resta aggiornato seguendo i profili social della Chiesa di Verona:
Canale WhatsApp
Profilo Instagram












