XII per annum 2026
(Ger 20,10-13; Sal 68; Rm 5,12-15; Mt 10,26-33)
Chiesa di San Lorenzo in Verona, sabato 20 giugno 2026
Centro sanitario polifunzionale di Marzana, domenica 21 giugno 2026
“Sentivo la calunnia di molti: Terrore all’intorno!” Geremia non si lascia intimidire da chi lo circonda. Il celebre profeta non ha peli sulla lingua e si sfoga con JHWH. E pensare che era addirittura balbuziente. Quando però si tratta di parlare è dotato di parresia, cioè ha il coraggio di dire la verità senza temere ritorsioni e perfino la morte. Per questo i suoi lo accusano di essere un disfattista e lo denunciano per la sua libertà di parola che sovverte i luoghi comuni. È difficile, a volte, dire qualcosa che cozza contro l’opinione dominante. Chi oggi direbbe che ciò che manca non è tanto il pane quanto la fame? Che la rivoluzione digitale ha svelato, ma non creato la diseguaglianza economica? Che la depressione spesso ha la meglio sulla voglia di vivere? Onde evitare noie, si preferisce starsene in silenzio piuttosto che essere emarginati. Nelle parole di Geremia, peraltro, si coglie oltre la paura la fiducia in Dio: “Signore degli eserciti, che provi il giusto, che vedi il cuore e la mente… a te ho affidato la mia causa!”. Che vuol dire credere? Vuol dire avere coraggio perché la fede è coraggiosa e ispira coraggio. Si badi: non codardia né temerarietà.
Gesù rafforza questa esperienza, invitando per ben tre volte a non lasciarsi intimidire: “Non abbiate paura degli uomini”; “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”; e, infine: “Non abbiate dunque paura”. Se la paura fa novanta, la fede scaccia il timore. Per questo il Maestro si incarica di spiegare bene ai discepoli di non farsi immobilizzare dal terrore panico che impedisce di scommettere su quello che intuiamo essere giusto, vero, bello e buono. Entrando nel merito capiamo anche il perché. Anzitutto, non bisogna aver paura “poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto”. Noi abbiamo la sensazione che nella nostra società tutto sia svelato: i vincenti e i perdenti, gli uomini di successo e i falliti, i ricchi e i poveri. Ma Gesù viene a dirci che esiste una storia che non è quella della cronaca mondana e che a suo tempo si rivelerà per quello che è. E non mancheranno le sorprese. Quelli che stanno su si ritroveranno in giù. Quindi, non bisogna aver paura “di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. È un modo per dire che non bisogna spaventarsi se siamo penalizzati nelle cose materiali, nei beni di consumo, nel prestigio sociale. Bisogna piuttosto preoccuparsi di non perdere l’anima, cioè di conservare la libertà di giudicare e di pensare, sottraendosi agli idoli che ci fanno schiavi. Infine, non bisogna aver paura perché “perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati”. Non misurati, ma contati, ad uno ad uno, come si fa con le cose preziose, come la madre che conta le dita del neonato. Infatti “voi valete più di molti passeri!”. Come a dire che Dio ha a cuore ognuno di noi e anche le cose più effimere. Aveva ragione il grande Agostino: “Il coraggio è un amore che sopporta facilmente ogni cosa in vista di ciò che ama” (Dei costumi della Chiesa Cattolica e dei Manichei, I, 15,25).
