III domenica di Pasqua 2026 (Cresime)
(At 2,14a.22-33; Sal 15; 1 Pt 1,17-21; Lc 24,13-35)
Pedemonte e Arbizzano, domenica 19 aprile 2026
“In quello stesso giorno [il primo della settimana] due dei [discepoli] erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus”. Il giorno è quello di Pasqua che nella scrupolosa redazione di Luca al cap. 24 mette in scena tre distinti momenti di confronto con il fatto della resurrezione. Dopo le donne e prima dei discepoli, l’evangelista descrive dunque due discepoli, in evidente stato confusionale, che partono da Gerusalemme per non farvi più ritorno. C’è da dire che al netto dello scoraggiamento e del senso di sfiducia, la loro scelta si rivela comunque proattiva. Piuttosto che starsene rintanati come gli altri loro almeno escono e vanno incontro al futuro, anche se coincide con il loro passato. Vien da chiedersi perché tutto ciò che ha sempre connotato la vita degli adolescenti (ricerca degli amici, voglia di viaggiare, desiderio di prendere la patente per muoversi, prima con il motorino e poi con l’automobile) sembra non essere così urgente? Ce lo lascia capire il rimprovero che Gesù fa ai due che sono per via.
“Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. Il Maestro fa capire che non basta sapere “che cosa” o “come”, se non si rintraccia il “perché”. I due avevano descritto che cosa era accaduto loro, ma senza coglierne il senso. Anche voi siete abili nello star dentro a questo cambio che è la rivoluzione digitale in corso, ma non ne cogliete gli effetti indiretti che vi conducono a rintanarvi, ad isolarvi, a ripiegarvi narcisisticamente su voi stessi. Proprio il contrario di quella adolescenza che fa crescere nella misura in cui venite fuori, uscite dalla stanza, assumete in autonomia la vostra vita. Invece la trappola dei social è ben nota: dare più importanza all’esterno fisico che all’interno spirituale; preferire videogiocare piuttosto che giocare, diventare appunto social più che sociale, indugiando sul pettegolezzo, sul fetish, sul curioso piuttosto che sul bello, sul vero e sul buono. Gesù riporta i suoi al concreto, alla vita che è fatta di sangue e di sudore, di sacrificio e di donazione per qualcuno e per qualcosa.
“Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero”. Dove finalmente hanno percepito la presenza di Dio? Nell’atto dello spezzare il pane, in quel gesto che avevano visto compiere tante volte dal Maestro. Dio non si vede perché nessuno l’ha mai visto (Gv 1,18), ma se ne avverte la presenza quando siamo capaci di ritrovare la fraternità. Non basta essere intelligenti, occorre esser geniali. L’adolescenza è un tempo di protagonismo in cui bisogna fare, agire, anzi interagire. Ci vuole coraggio rispetto al pericolo (fortezza), ci vuole lucidità rispetto alla confusione (intelletto e sapienza), ci vuole sensibilità rispetto a chiusura (conoscenza, consiglio, pietà e timor di Dio). Solo così potrete uscire dalla stanza in cui talvolta vi siete autoreclusi. Lo Spirito di Gesù sarà il vostro inseparabile compagno di viaggio, se lo invocherete: “Resta con noi, Signore perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”.
