8 agosto 2026

Sentire la voce del Padre

Memoria beata Benedetta Bianchi Porro

XIX per annum 2026 (Memoria della beata Benedetta Bianchi Porro)
(1 Re 19,9a.11-13; Sal 84; Rm 9,1-5; Mt 14,22-23)
Sirmione, sabato 8 agosto 2026

“Subito Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva”. È strano questo rapido cambiamento di scena. Appena moltiplicati i pani e i pesci, quasi a volersi sottrarre all’esaltazione della folla, il Maestro spinge i suoi al largo, mentre Lui se ne va sul monte, solo, a pregare. Che strano comportamento! Gesù non passa all’incasso, vista la sua crescente popolarità, ma si ritira a pregare per ritrovare il Padre. Non potrebbe esserci risposta migliore a quanti accusano la preghiera di essere alienazione perché sarebbe un estraniarsi dalla realtà concreta in cui si deve vivere, agire, lottare, mentre bisognerebbe immergersi di più fra gli altri, nel mondo, nei problemi del mondo, non chiudere gli occhi, ma aprirli alla realtà. Gesù, che ha appena sfamato la gente e che sta per mettere in salvo i suoi sulla barca, se ne va a pregare. La preghiera, dunque, non è né alienazione né presa di distanza, ma immersione nella vita e riserva di senso ed energia per orientarsi in essa.

Per accorgersene basta vedere quel che succede ai discepoli sulla barca che è evidentemente simbolo della Chiesa nella storia degli uomini. Non è un caso che la tradizione cristiana abbia sempre immaginato la Chiesa come una barca esposta ai flutti del mare della storia. E che la parte centrale della chiesa in muratura si chiami appunto “navata” (!). Ora che accade? Accade che i discepoli si accorgono di Gesù paradossalmente quando stanno per essere sommersi dalle acque del mare in tempesta. Fino a quando non avvertiamo il bisogno di Dio, può essere che Dio sia accanto senza che ce ne accorgiamo, perché non ne abbiamo bisogno: bastiamo a noi stessi. Quando invece siamo in mezzo ad una tempesta apriamo gli occhi ad una presenza che può salvare. Secondo il detto cristiano: “Naufragium feci, bene navigavi”. Certi fallimenti radicali sono stati salutari per aprire gli occhi sulla realtà. Può accadere, peraltro, che la presenza di Dio si avverta come nel caso di Elia non nel vento, nel terremoto o nel fuoco, ma nel “sussurro di una brezza leggera” (letteralmente “voce di un sottile silenzio”: 1 Re 19,12).

La preghiera di Gesù certo non è la nostra. Ma dice della nostra condizione di “figli” che si rivolgono al Padre, esprime la nostalgia di Dio. C’è al fondo di noi stessi qualcosa che solo Dio può capire e che solo il Padre può soddisfare. Pietro può camminare sulle acque come Gesù, ma non per potenza propria; la sua possibilità dipende unicamente dalla parola del Signore (“Vieni!”) e la sua forza sta nella fede. E nonostante il dubbio, si può sempre provare a credere nuovamente. Per questo la preghiera è la prova della nostra fede. Così è stato anche per la beata Benedetta. Almeno così si intuisce quando scrive ad una sua amica: “Mi sento sola. Lo chiamo quasi agitata e nella mia testa sento una specie di deserto mentale… Brancolo nel buio… Dentro di me, ho sentito ancora la voce del Padre. Assetata sono corsa a farmi confortare. Era Lui, l’ho ritrovato” (Lettera a Franci, Estate 1963).

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