Assunzione di Maria 2026 (Vigilia)
(1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2; 1 Cor 15,54b-57; Lc 11,27-28)
Santuario della Madonna della Corona, venerdì 14 agosto 2026
“Mentre Gesù parlava alle folle, una donna dalla folla alzò la voce e gli disse: «Beato il grembo che ti ha portato e il seno che ti ha allattato!»”. La donna che alza la voce in mezzo alla folla e prende la parola non ha paura. Solo una donna, peraltro, potrebbe parlare del grembo e del seno. Come nell’indimenticabile incipit di Lettera a un bambino mai nato, scritto da O. Fallaci: “Stanotte ho saputo che c’eri: una goccia di vita scappata dal nulla. Me ne stavo con gli occhi spalancati nel buio e d’un tratto, in quel buio, s’è acceso un lampo di certezza: sì, c’eri. Esistevi. Mi si è fermato il cuore”. Sì, la vita si accende nel buio più totale e si nutre con il latte in un continuo combattimento con la morte. Questa è la condizione umana, la cui elementare evidenza stiamo smarrendo al punto da non riconoscere più la vita e rassegnarci alla morte. Tutto il contrario dell’esperienza di Maria, la dolce fanciulla di Nazareth, che stasera contempliamo “Assunta in cielo in anima e corpo”, la quale contro ogni speranza mette al mondo un bambino e lo seguirà fino nel cammino che culmina nello scandalo della croce (ben lo sa la Madonna della Corona!) quando la violenza umana cerca di soffocare la vita di Dio. In entrambi i casi la morte diventa un passaggio, un travaglio che si carica di dolore quanto più lo temiamo, ma che altrimenti può essere il naturale immergersi nella vita e nella vita di Dio. È proprio vero, nel momento in cui la donna è più esposta nella sua nudità e nella sua debolezza, attraversata dai dolori e tesa a far nascere il piccolo che ha in grembo, proprio allora le è chiesto di abbandonarsi fiduciosamente alla vita e a Dio.
“Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!»”. Gesù così dicendo non ridimensiona l’elogio di Maria, ma lascia intendere che lei è la primizia, la prima di una schiera di risorti fra i quali possiamo essere anche noi. Così il tempo ordinario, il fluire delle giornate che a breve torneranno ad essere più brevi, l’estate che sta per finire, il corso della storia, le guerre degli esseri umani vengono interrotte perché possiamo non dimenticare che ogni travaglio nel quale siamo immersi viene meno, perché ricordiamo che tutti e tutte siamo destinati alla pienezza della vita. Siamo beati anche noi se ci convinciamo che il Signore ci incontra proprio nelle cose di questo mondo. E ci rende come credenti uomini e donne della speranza, i quali non guardano al passato, ma costruiscono per oggi e per domani un mondo che è aperto a Dio. Preghiamolo perché ci trasformi come Maria in persone piene di gioia, che sanno scorgere la bellezza del mondo futuro in mezzo agli affanni quotidiani e in tale certezza vivono, credono e sperano. Allora si realizzeranno le parole misteriose del Maestro quando dice: “La donna, quando partorisce, è nel dolore, perché è venuta la sua ora; ma, quando ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più della sofferenza, per la gioia che è venuto al mondo un uomo” (Gv 16,21).
