18 agosto 2026

La postura dal basso verso l’alto

Esequie mons. Silvio Cordioli

Martedì della XX per annum 2026 (Esequie mons. Silvio Cordioli)
(Ez 28,1-10; da Dt 32,26-36; Mt 19,23-30)
Rosegaferro, martedì 18 agosto 2026

“Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio”. Il fatto che Gesù più volte abbia fatto riferimento a questo detto al punto che è diventato proverbiale suggerisce che non va preso sottogamba ma attentamente compreso pur nella sua iperbole. Si racconta che le ultime parole di un altro prete, don Lorenzo Milani, dette al suo discepolo Michele Gesualdi che lo assisteva al letto per un tumore maligno siano state queste: «Un grande miracolo sta avvenendo in questa stanza». Che miracolo? «Un cammello passa per la cruna di un ago». Qualcosa del genere è accaduto anche a don Silvio che ha vissuto molto più a lungo del “signorino Milani” e negli ultimi 40 anni è stato qui a Rosegaferro di Villafranca, per 20 anni parroco e per altrettanti in quiescenza, ma sempre disponibile e lieto. Una cosa accomuna i due: l’amore per la scuola e per le generazioni più piccole bisognose di crescere e di essere sottratte alla voracità di un mercato che toglie loro respiro e possibilità. Non si spiegherebbe diversamente la cura che don Silvio ha avuto qui per la scuola materna cui ha riservato una speciale attenzione, persuaso che solo interagendo con le famiglie più giovani e facilitando il processo di socializzazione e di acculturamento fino alla dimensione spirituale la comunità si irrobustisse. Non basta il rilevatore del Pil, infatti, per decretare il successo di una realtà. Occorre verificare anche il grado di sviluppo culturale, morale e sociale.

“Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito; che cosa dunque ne avremo?”. La domanda posta dai discepoli al Maestro rivela la loro fatica ad accettare questa visione della realtà in cui il bene e non i beni ha a che fare con lo sviluppo integrale di tutto l’uomo e di tutti gli uomini e non si lascia restringere alla sola massimizzazione del profitto. Il rischio dei nostri tempi è di aver cambiato religione. Siamo passati dal credere in Dio e nella sua provvidenza al credere nelle cose, nei bisogni, negli interessi, nel denaro. Questa sembra una inevitabile conseguenza di quel materialismo pratico che come una legge di gravità porta a privilegiare i beni rispetto al bene. Don Silvio ha faticato tutta la sua vita per reagire a questo piano inclinato in un territorio che ha conosciuto una notevole crescita economica e industriale ma che ha pure bisogno di non perdere l’anima, cioè la profondità del senso della vita.

“Molti dei primi saranno ultimi e molti degli ultimi saranno primi”. Qui Gesù fa comprendere che cosa è “la palingenesi” del mondo. Consiste nel rivedere le nostre gerarchie mentali, nel capovolgere la prospettiva: non più dall’alto in basso, ma dal basso in alto. Così cogliamo il vero contributo di don Silvio che nell’ultima fase della sua vita era tutto “ripiegato”, al punto che vedeva le cose… dal basso. Questa è stata la postura della sua vita; dal basso verso l’alto e per questo ha lasciato una traccia indelebile dentro i nostri cuori. Per questo è diventato primo quando sembrava fosse l’ultimo di una schiera di preti che hanno donato la propria vita per gli altri.

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