30 e 31 maggio

Dio è unico, ma mai solo

Santissima Trinità 2026

Basilica di San Zeno Maggiore in Verona, sabato 30 maggio 2026
Santuario Madonna del Perpetuo Soccorso in Bussolengo, domenica 31 maggio 2026
(Es 34,4b-6.8-9; Dan 3,52-56; 2 Cor 13,11-13; Gv 3,16-18)
Santissima Trinità 2026

Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui”. Interessante! Mosè sale verso il monte, ma è JHWH che scende verso di lui. Non è l’uomo che cerca Dio, ma esattamente il contrario. Non siamo noi a poter dire qualcosa intorno a Dio, a meno che non sia Dio stesso a prendere l’iniziativa e a venirci incontro. Perché la fede non è cercare, ma farsi trovare. La crisi della religione – che vuol dire “ri-leggere” oltre che “ri-legare” – è una crisi dell’attenzione, una crisi dello scrutare e dell’udire. Dio non è morto. È morto l’uomo al quale Dio si rivelò. Ma come è l’uomo creato da Dioa sua immagine e somiglianza?”. È uno e trino, anzi “omne trinum est perfectum”, che tradotto significa: “tutto quel che risulta di tre elementi è perfetto”. E perché mai? Perché fa uscire dall’asfissia dell’io-tu, dalla logica binaria (on/off) e introduce in una situazione più complessa e vitale.

A livello macro, della società, si pensa che due siano gli attori principali: lo Stato e il mercato. Ma si dimentica che ce n’è un terzo che è la società civile. Ecco perché oggi si parla di ‘economia civile’ dove l’aggettivo deriva dal sostantivo “civitas” e dice che solo col coinvolgimento di tutti è possibile una vera rinascita. A livello micro, della persona umana, è importante scoprire almeno tre dimensioni: il corpo, l’anima e lo spirito. Il corpo non è tanto qualcosa che possediamo. Noi siamo un corpo. L’anima è la coscienza di sé che nasconde la nostra interiorità senza la quale siamo solo quello che si vede. Lo spirito, infine, è la forza che viene da Dio cioè non da noi e allarga il nostro orizzonte. Quale è oggi il nostro problema? È che non abbiamo attenzione né per il corpo, né per l’anima, né per lo spirito. Siamo perennemente distratti. Per il corpo? Quale è il problema di Sinner? Di avere preteso troppo da sé stesso. Per l’anima? Quale è la nostra fatica peggiore? Accettarsi senza lasciarsi sagomare dalle attese degli altri. Per lo spirito? Perché ci sentiamo abbandonati da Dio? “Dio è l’attenzione senza distrazione” (S. Weil). Mentre noi siamo incapaci di durata perché catturati da ciò che cambia.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio”, dice Gesù a Nicodemo. Dio è unico, ma mai solo. Lo aveva compreso il grande Agostino che nella sua opera monumentale De Trinitate sostiene che l’amore fa intuire qualcosa di Dio, al punto che “vedi Dio-Trinità, se vedi la carità”. Ecco il punto: Dio è il Dio dell’amore. Siamo chiamati ad essere come Dio che è relazione. È unico, ma non è solo. Per questo Paolo scrivendo ai suoi dice non senza un pizzico di audacia: “Salutatevi a vicenda con il bacio santo”. E aggiunge: “Siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”. Ecco il punto: il Dio dell’amore. Aveva ragione un antico scrittore pagano quando scriveva: “Dimmi che Dio hai e ti dirò che uomo sei” (M. Felice).

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