2 novembre

Una vita amata non si perde

Commemorazione di tutti i defunti

Il vescovo Domenico Pompili ha celebrato nel pomeriggio di domenica 1° novembre la liturgia presso il Cimitero monumentale di Verona e offerto una riflessione per la commemorazione di tutti i defunti (2 novembre). Ha parlato di nostalgia, che «non è solo dolore» ma è anche e soprattutto «desiderio di restare in contatto con un ricordo che non può passare».

Quindi, ha collegato la memoria dei nostri cari defunti alla Pasqua di Gesù: «Guardiamo a Lui e forse capiremo che cosa possiamo ancora fare per i legami che la morte sembra avere spezzato». Ha invitato così ha contemplare tre aspetti di Gesù.

Il primo è Gesù morente che non sopravvive alla morte, ma che in essa da una parte fa scattare una corsa al dividersi ciò che resta (allora da parte dei soldati, oggi con divisioni anche nelle famiglie) e dall’altra si apre a chi resta, la madre e il discepolo: «Una comunità cristiana si misura anche da questo. Che nessuno muoia da solo. Che nessuno pianga da solo. Che nessuno sia considerato perduto per sempre. Che nessun morto sia dimenticato: nemmeno chi non ha avuto nessuno a piangerlo».

Il secondo aspetto da contemplare è il Gesù Vivente: «Credere nel Dio cristiano è credere nella verità. Ma in una verità viva, non statica. È credere nel bene. Ma in un bene che si rigenera, si trasforma, continua attraverso i cambiamenti. È sperare quando i giochi sembrano chiusi. Qui sta il senso delle nostre messe in suffragio. Sono una scommessa su un tempo ancora aperto. Ogni messa è Pasqua!».

Infine, «Gesù che è il morente vivente. Nella luce della Pasqua sentiamo la presenza dei nostri cari. Anche loro, come Lui, sono morti e vivono. […] Il legame non è spezzato. Non lo dico io: è la fede della Chiesa a dirlo. E la preghiera per i defunti può diventare il luogo in cui quella conversazione si riapre. Ci sono vite che nessuno ha amato, che nessuno ha pianto. Ma Dio le ha amate. E una vita amata non si perde».

 

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