Si sono chiusi martedì 4 agosto a La Rioja, nell’ovest dell’Argentina, dove la pampa lascia il posto al deserto prima della cordigliera, le celebrazioni per i 50 anni dalla morte di mons. Enrique Angelo Angelelli Carletti, vescovo di La Rioja, ucciso dai militari il 4 agosto del 1976. Erano presenti anche alcuni veronesi, in una terra che in questi anni ha visto molti preti fidei donum dalla Diocesi di san Zeno.
Troppo scomoda la sua pastorale, chiamata “la pastorale di Angelelli” schierata dalla parte dei poveri, che qui erano e sono i contadini senza terra e gli operai nelle miniere. Nelle settimane precedenti il suo assassinio i militari uccisero tre sui stretti collaboratori: p. Carlos Murias, p. Gabriel Longueville e il laico Wenceslao Pederneira. I quattro sono i martiri riojani, beatificati da papa Francesco il 27 aprile 2019.
Angelelli era nato a Cordoba nel 1923 da genitori emigrati italiani. Nel 1949 divenne sacerdote, nel 1960 vescovo ausiliare di Cordoba, il 24 agosto 1968 entrò come vescovo a La Rioja. La prima messa di Natale non la celebrò in Cattedrale ma nel quartiere più povero della città, tra lo sdegno dei ricchi e una enorme partecipazione popolare. Fu così per gli otto anni di suo ministero a La Rioja: appoggiò la nascita di cooperative di contadini, si mise sempre dalla parte della povera gente rivendicando davanti alle autorità i diritti negati. La sua linea pastorale si racchiude nella sua frase “un orecchio al Vangelo e uno al popolo”.
La sua causa di beatificazione si è svolta, nella parte iniziale, presso la diocesi di La Rioja dal 13 ottobre 2015 al 15 settembre 2016. È stata successivamente unita a quella di don Gabriel Longueville, del frate conventuale Carlos de Dios Murias e del laico Wenceslao Pedernera. La beatificazione di tutti e quattro si è svolta il 27 aprile 2019 presso il Parco Cittadino di La Rioja, mentre la loro memoria liturgica cade il 17 luglio, il giorno prima di quello della morte di don Longueville e di padre Murias. Le spoglie mortali di monsignor Angelelli sono venerate nella cattedrale di La Rioja.
Papa Leone XIV lo cita nella Magnifica Humanitas al n° 125 annoverandolo tra i martiri della fraternità e della giustizia, con Oscar Romero e Massimiliano Kolbe. Il vescovo Domenico Pompili lo ha evidenziato nella lettera che ha inviato ai presbiteri e diaconi della diocesi di Verona il 4 agosto 2026, nel giorno che è anche memoria liturgica S. Giovanni Maria Vianney.
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