Poeti sociali

Abbiamo aperto una porta… non chiudiamola

La conclusione con la riflessione del Vescovo

«La pace comincia quando qualcuno fa vuoto dentro di sé per lasciar essere l’altro, incontrarlo nella sua storia reale e non immaginaria»: questo, secondo il vescovo di Verona, mons. Domenico Pompili, può essere il lascito della terza edizione della rassegna “Poeti sociali” (21-25 ottobre). Ha aggiunto alla conclusione delle decine di appuntamenti che hanno animato la città scaligera: «Si potrebbe obiettare che questi giorni, che hanno finito per essere in parallelo con quelli di piazze anche piuttosto movimentate e di un mondo che ci appare sempre di più in frantumi, siano stati un lusso, una sorta di evasione. Dico, invece, esattamente il contrario: questa nostra edizione è stata una vacanza da tutto ciò che porta guerra, distruzione, orrore, terrore; una vacanza dall’indifferenza. Il vuoto di questi giorni ha avuto dei volti che sono apparsi in maniera ancora più provocante». Riferendosi al tema dell’edizione “Pace, volto dell’umano” ne ha ricordati tre in particolare: «Il volto di chi ha fatto vuoto dentro per uscire dalla vendetta: la sorella di un sacerdote ucciso da due terroristi e la madre di uno dei due» che hanno portato la loro testimonianza nella chiesa di San Bernardino lunedì 19 ottobre. Poi il volto dei monaci di Tibhirine «che hanno preferito morire piuttosto che rinunciare all’amore» raccontati dalla mostra fotografica “Chiamati due volte. I martiri d’Algeria” e, nel pomeriggio di domenica 25, dalle voci del monaco trappista padre Thomas Georgeon, curatore del processo di beatificazione, e della veronese Umberta Fabris che ha vissuto in Algeria con il Movimento dei Focolari conoscendo tutti i martiri del cosiddetto decennio nero del Paese (1992-2002). Terzo volto segnalato dal Vescovo quello dei giovani che hanno partecipato in vario modo (volontari, protagonisti di Escogito, spettatori, partecipanti) a questa edizione: «Li abbiamo visti. Hanno sogni, e hanno competenze».

Davanti al vuoto con cui loro (e tutti) sono chiamati a fare i conti ha indicato la via che emerge da “Poeti sociali”: «Non la parola ridotta a prestazione e a burocrazia, ma quella che conosce le immagini, i sentimenti, le emozioni, e proprio per questo sa sostenere le decisioni di pace e di giustizia. L’abbiamo cercata per vie diverse. Con la poesia e con la musica, dalla meditazione sonora in Cattedrale, a settembre, per la Giornata internazionale della pace. Con la Parola di Dio, e con il Cantico di Francesco, scritto nel momento più difficile della sua vita. Camminando per le strade della città. E ascoltando: medici che non si limitano a prescrivere farmaci, teologie cristiane e musulmane, le domande sull’intelligenza artificiale. Venerdì sera, con il Premio Poeta Sociale “Per il Bene Comune”, abbiamo detto grazie a chi il bene comune lo pratica ogni giorno».

Prima dei ringraziamenti – al Comitato scientifico della rassegna e al direttore artistico Daniele Rocchetti, alla Fondazione Toniolo, a Generali, a Fondazione Cattolica, ai tecnici, alle istituzioni che hanno collaborato (tra cui Comune, Acli nazionali, Università, Società letteraria), agli Uffici diocesani e alle persone che si sono messe a servizio – ha chiosato: «In questa vacanza troviamo una speranza autentica e felicemente trasgressiva: diventare un’umanità diversa da quella che certi poteri stanno disegnando oggi. Perché nel volto dell’altro e dell’altra è custodita la nostra pace. Il nostro presente ma anche il nostro modo di fare memoria e di progettare il futuro si gioca sul diventare umani coltivando una nuova e più ostinata mitezza. La porta di questa vacanza si è aperta. Usciamo senza chiuderla. Ci vediamo l’anno prossimo».

Nell’attesa della quarta edizione saranno proposti alcuni appuntamenti “fuori rassegna” e sul territorio. Il primo, in collaborazione con Follie Culturali, sarà “Still I Rise. Quando la scuola ti cambia la vita” con Fatima Burhan Mohamedm tra le responsabili di Still I Rise,  organizzazione umanitaria italiana nata nel 2018 per garantire un’istruzione di eccellenza ai bambini rifugiati e vulnerabili di tutto il mondo. Fatima porterà la sua testimonianza sui diritti umani e sulla comunicazione di temi legati alle disuguaglianze globali, allo sfruttamento del lavoro e delle risorse e all’impatto delle crisi sui diritti delle comunità. Appuntamento sabato 21 novembre alle 21 presso la parrocchia di Bovolone.

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