Benedizione cappella della Domus Sancti Zenonis
(Lc 10,1-12)
Cubiculum Borromaeum dell’Episcopio di Verona, giovedì 1° ottobre 2026
“Li inviò a due a due davanti a sé”. Gesù non blocca i suoi attorno a sé, ma li invia perché la missione e non la conservazione è il suo obiettivo di sempre. Questa consegna però che si declina come servizio alla gente del nostro tempo, non va condotta isolatamente, come don Chisciotte contro i mulini a vento, ma insieme. Questo è il luogo da cui si irradia il lavoro della Curia che è destinato a fuori, ma qui trova il suo tempo di massima concentrazione perché l’incontro con Cristo è il fine ultimo della Chiesa. Il brano evangelico precisa tre condizioni perché il mandato missionario si compia. Proprio oggi nella festa di santa Teresa di Gesù Bambino si avvia l’Ottobre missionario che quest’anno ha come tema: “Uno in Cristo, uniti nella missione”.
“Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi”. La prima cosa è la mitezza, cioè la forza che si impone sulla violenza e sull’aggressività. La vittima oggi viene criminalizzata. E chi sta peggio se l’è cercata. E ben gli sta! La mitezza è invece prendersi in carico i problemi con realismo, ma senza far finta di essere severi per non doversi sporcare le mani.
“Non portate borsa, né sacca, né sandali”. La seconda cosa è la gratuità. Bisogna essere liberi dalle cose e dagli interessi personali se si vuol raggiungere il cuore della vita. Questo non solo rende credibili, ma fa intuire che esiste un’altra dimensione.
“Sappiate però che il regno di Dio è vicino”. La terza cosa è la libertà rispetto ai risultati. Non è il consenso che fa la verità, anzi spesso accade che la massa si volga altrove. Non per questo dobbiamo diventare lamentosi, polemici, frustrati. La libertà dai risultati è fondamentale per non far dipendere quel che facciamo dal successo mondano.
In questo luogo posto al centro della Curia ritroviamo la mitezza, la gratuità e la libertà del nostro lavorare insieme per il Regno di Dio e la Chiesa di Verona.
