Domenica 27 settembre

La capacità di rimettersi in gioco

Ingresso don Sebastiano Cassini a Lugagnano

XXVI domenica per annum 2026 (Ingresso don Sebastiano Cassini)
(Ez 18,25-28; Sal 25; Fil 2,1-11; Mt 21,28-32)
Lugagnano, domenica 27 settembre 2026

“I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio”. Gli altri evangelisti hanno omesso il riferimento imbarazzante alle prostitute, pur esprimendo lo stesso concetto: i pii osservanti della Legge hanno rifiutato il Messia; al contrario, è accaduto che molti corrotti e perfino donne di malaffare, dopo averlo conosciuto hanno deciso di cambiare vita. La polemica tra Gesù e i giudei osservanti non poteva essere più netta. E tuttavia la parabola è raccontata anche per noi che l’abbiamo appena ascoltata. E che cosa ci dice? Almeno tre cose, che vorrei indirizzate, in particolare, a don Sebastiano e al suo curato che oggi iniziano il loro servizio pastorale qui a Lugagnano. La prima verte sulla libertà. La seconda sull’agire. La terza sulla fiducia.

Anzitutto, la libertà che è la meta segreta di ognuno. Ma, al dunque, resta un miraggio irraggiungibile. Siamo soliti affermare che sono troppi i condizionamenti per essere liberi. Ma, in realtà, nella vita di ciascuno ci sono spazi individuali in cui la libertà è grande: si può prendere una decisione o l’altra. E anche quando si sta in un gioco molto più grande la libertà può esserci o sparire: si può parlare o tacere, essere passivi o critici, restare nell’ignoranza o prendere coscienza. L’augurio è che vi sentiate liberi di annunciare il Vangelo e di farlo senza essere condizionati dal “si è sempre fatto così”. Sentitevi liberi di prendere l’iniziativa, di fare il primo passo, di sporgervi verso gli altri perché questa è la libertà che fa fiorire incontri impensati e realizzazioni mai sognate.

Poi c’è l’agire che fa la differenza. Non bastano le emozioni passeggere, gli entusiasmi iniziali, le parole al vento. Bisogna agire, cioè correre il rischio delle proprie scelte. Senza dimenticare mai che fare il male è farsi del male. Gesù racconta la parabola proprio per incastrare i suoi interlocutori che si ammantavano di una falsa religiosità: hanno sempre Dio sulla bocca, ma il loro cuore è altrove. Chi è credente? Non chi parla di Dio o con Dio, ma chi vive come Dio, cioè chi fa la sua volontà. “Non è dal modo con cui uno mi parla di Dio che io capisco se ha abitato il fuoco dell’Eterno, ma dal grado di bellezza e di verità che suscita la sua vita” (S. Weil).

Infine, c’è la fiducia che è il contrario dell’autosufficienza di chi si chiude in sé stesso. I pubblicani e le prostitute non vengono riabilitati per i loro comportamenti, ma per la capacità di rimettersi in gioco. Perché le cose non cambiano? L’augurio è che sappiate rimettervi in gioco e così siate capaci di nutrire fiducia verso tutti e aprirvi all’apporto di ciascuno. Oggi la qualità più richiesta a noi pastori è quella relazionale che sa fare spazio a tutti. Una comunità all’altezza delle sfide di oggi tanto più è articolata, tanto meglio sa farsi carico dell’insieme.

Buon cammino in questa vigna di Lugagnano!

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