Martedì 8 settembre

In questo momento è l’umano a doversi risvegliare

Madonna del popolo in Cattedrale

Natività della Beata Vergine Maria 2026 – Madonna del popolo
(Mi 5,1-4a; Sal 12 (13); Rm 8,28-30; Mt 1,1-16.18-23)
Cattedrale di Verona, martedì 8 settembre 2026

“Genealogia di Gesù Cristo figlio di Davide, figlio di Abramo”. Si introduce così una catena di generazioni che nessuno di noi ricorda a memoria. Matteo le riporta tutte. Ogni nome è un “passo” dentro la storia. L’elenco si allunga come una strada infinita che porta a un punto preciso: la nascita di Gesù. La “via”, peraltro, non è così piana: ci sono storie irregolari in questa catena e Matteo non le tace. Vuol dire che il Vangelo corre sulle strade concrete della vita, dove le cose non sono mai perfette. Poi la catena si ferma su Maria: una giovane donna che si trova ad aspettare un bambino perché ha incontrato lo Spirito di Dio e non un uomo. È la Madonna del popolo, che canta di potenti rovesciati dai troni, di superbi che finalmente smettono di sentenziare, di ricchi che tornano con le mani vuote, di umili innalzati, di affamati saziati e dunque di un popolo soccorso da Dio. E la catena si ferma anche su Giuseppe, colui che si fida di lei – ma non subito, perché prima del sogno aveva pensato di ripudiarla in segreto.

Dentro questa trama in chiaroscuro la Parola viene al mondo perché ha trovato una “via”: viene accolta nell’ordinarietà di una vita che si apre all’imprevisto e che sa condividerlo con qualcun altro. Maria è “la donna del primo passo”. La lettera che oggi viene consegnata si chiude con lei e con tre versi di Dante che dicono con precisione che cosa sia un primo passo. Nell’ultimo canto del Paradiso, Bernardo prega così: «La tua benignità non pur soccorre a chi domanda, ma molte fïate liberamente al dimandar precorre». Precorre: corre prima. Non arriva in ritardo e nemmeno puntuale: arriva prima che la domanda sia stata fatta. È questo il primo passo di Maria. Non soltanto il primo in ordine di tempo, ma quello compiuto prima che qualcuno lo chiedesse, prima che ci fossero garanzie, prima che perfino Giuseppe si fidasse.

Maria precorre. È lo stesso movimento da cui nasce questa lettera. A prima vista, potrebbe sembrare che la lettera parta da qui verso le comunità. Ma non nasce da zero: nasce dall’Assemblea diocesana, dalle scelte che i tavoli hanno consegnato, dalle parole che il popolo di questa Chiesa ha già pronunciato. Consegniamo primi passi che sono, in realtà, una restituzione. E quello che si chiede alle nostre comunità, specialmente con lo Strumento di lavoro allegato alla lettera, è di imparare a precorrere. In altre parole: non aspettare chissà cosa per muoversi. La lettera sa che ci servono primi passi, come quello di Maria, fatti prima che le condizioni siano buone, perché altrimenti non si farebbero mai. Sa che nessuna parrocchia è troppo piccola per dare vita a qualcosa di grande, e vale per ogni comunità che si sente insufficiente. Sa che in questo momento è l’umano a doversi risvegliare: non un’idea dell’umano, ma la nostra capacità concreta di fidarci gli uni degli altri, come Giuseppe si è fidato di Maria. Oggi è il giorno della nascita di Maria. Le chiediamo di andare avanti di un passo, così da assumerne come Chiesa di Verona l’andatura. Come nella statua collocata sul Monte Baldo dove una giovane fanciulla con in mano dei fiori e una bisaccia si mette per via.

Introduzione

La Natività di Maria, più conosciuta come la festa di Maria bambina, coincide per noi con la consegna della lettera pastorale. L’accostamento non è casuale, specie quest’anno in cui il tema è “Sulla via”. Maria, infatti, come affermato dalla Lumen gentium (n. 58) “avanzò nella peregrinazione della fede”. Seguendo i suoi passi possiamo anche noi imparare sempre di nuovo che la fede è un cammino che si scopre camminando e non sopporta stanzialità e immobilismo, ma chiede di sbilanciarsi e di rischiare, come il bambino che prova a mettere un piedino davanti all’altro non senza il rischio di cadere, ma con la fiducia di avere davanti e dietro il papà e la mamma. Così anche la Chiesa di Verona riprende in ogni anno liturgico-pastorale a muovere i primi passi. Così ci ispirerà la Parola per la quale la fede è sempre una via da percorrere e non un’idea da conservare o una regola da osservare.

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