XVIII domenica per annum (Perdon d’Assisi)
(Is 55,1-3; Sal 145; Rm 8,35.37-39; Mt 14,13-21)
Castagnaro, domenica 2 agosto 2026
“In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte”. La notizia della morte violenta del Battista suscita una eco profonda in Gesù che reagisce ritirandosi da tutti. Gesù non fugge di fronte al vuoto in cui consiste il lutto per la perdita dell’amico, non si stordisce, ma nella solitudine tenta di comprendere quel che è accaduto. Mi torna alla mente Una giornata uggiosa di Lucio Battisti che era nato a Poggio Bustone, proprio là dove nel 1208 arrivò il giovane Francesco d’Assisi in preda ad una “uggia”: il rimorso per una giovinezza non solo spensierata, ma anche violenta. Ed è in quel piccolo centro della Valle Santa reatina che Francesco sperimenta il perdono di Dio attraversando la notte del suo peccato rischiarato dalla grazia di Dio.
La moltiplicazione dei pani, che è dei quattro vangeli il fatto più affermato, ci aiuta a scoprire in che consista il perdono. Tale fatto non va letto solo in chiave simbolica e tantomeno in chiave miracolistica. Quanto piuttosto a partire da un’affermazione del Maestro che disorienta i suoi discepoli. Questi vorrebbero risolvere il problema della fame della gente che insegue il Maestro andando a comprare del pane. Ma Gesù cambia loro la prospettiva. Ci sono due verbi che esemplificano queste due diverse prospettive: comprare e dare. Comprare, dicono gli Apostoli. Ed è la nostra mentalità: se vuoi qualcosa, la devi pagare. Non c’è nulla di scandaloso, ma solo l’illusione che tutto si regga sull’equilibrio del dare e dell’avere. In questo sistema chiuso, Gesù introduce un verbo nuovo: “Voi stessi date loro da mangiare”. Cioè non tanto vendete, scambiate, prestate, ma semplicemente “date”. Questa è la strada per evitare il cortocircuito delle guerre sempre ispirate alla logica del comprare e non a quella del dare, cioè del condividere. “Comprare” crea fortunati e sfortunati, alcuni con molto e molti con niente. Condividere rende possibile l’impossibile e trasforma la necessità in gratuità. Può sembrare un’illusione smentita tragicamente dalla realtà di ogni giorno, ma è quanto accade laddove ci si fa raggiungere dal perdono di Dio.
A tal proposito voglio oggi rievocare la figura di don Antonio Mazzi, prete veronese che ha salvato innumerevoli giovani restituendo a tante “vite perse” un’altra possibilità. Col suo stile ruvido e risoluto, ma ancorato alla logica del dare piuttosto che del comprare, don Antonio ha realizzato quanto S. Francesco ha sperimentato su di sé: “A poco a poco si sentì inondare nell’intimo del cuore di ineffabile letizia e immensa dolcezza. Cominciò allora come a uscire da sé: l’angoscia e le tenebre, che gli si erano addensate nell’animo per timore del peccato, scomparvero, ed ebbe la certezza di essere perdonato di tutte le sue colpe e di vivere nello stato di grazia”
(Tommaso da Celano, Vita, cap. 9, n. 363). Così vorrei augurare ai tanti ragazzi e alle ragazze che hanno vissuto il Grest, intitolato “Bella Fra”.
