Mercoledì della XIII per annum (Grest e reliquia san Carlo Acutis)
(Am 5,14-15.21-24; Sal 49; Mt 8,28-34)
Belfiore, mercoledì 1° luglio 2026
“Tutta la città allora uscì incontro a Gesù: quando lo videro, lo pregarono di allontanarsi dal loro territorio”. Così scrive l’evangelista Matteo che non ha paura di mostrarci anche il fallimento di Gesù. Una pagina in cui Gesù confrontandosi con il male dice una sola parola: “Andate!”. Una parola decisiva con la quale Gesù acconsente alla richiesta dei demoni di spostarsi dai due uomini alla mandria di porci, animali impuri per gli ebrei. Ma evidentemente il danno economico della perdita della mandria dei porci non era paragonabile al guadagno di due concittadini. Accogliere Gesù nella propria vita non garantisce una vita indolore e il confronto con il male che ci abita non ci verrà risparmiato.
Così è stato per Carlo Acutis, poco più che quindicenne, che ha abbracciato tutta la propria vita, senza lasciare nessun aspetto: trasformando l’ordinario in straordinario, scoprendo Dio e il suo amore nella quotidianità. Il suo ‘segreto’ è stata la sua speciale amicizia con Gesù, il voler essere come “il discepolo amato”. Tutto ciò senza rinunziare a quello che è proprio di un ragazzo come lo sport, l’informatica, l’amore per gli animali, l’amicizia, la gioia, il senso dell’umorismo.
Carlo è stato un ragazzo come tanti altri, ma non uguale agli altri. Era nato a Londra nel 1991 ed è morto a Milano nel 2006. Gli amici della scuola concordano nel dire che la sua allegria e vivacità erano accompagnate da grande serenità e saggezza. Il 16 giugno 1998, in anticipo sull’età prevista, poté ricevere la prima comunione. Ogni volta che riceveva Gesù Eucaristia diceva: «Gesù, accomodati pure! Fai come se fossi a casa tua!». Carlo è una luce per tutti coloro che vogliono arrivare a Dio, per coloro che desiderano lasciarsi prendere da Lui. Per questo ragazzo l’Eucaristia fu “autostrada per il Cielo”.
Luogo molto speciale per lui fu Assisi. Lì, nella casa familiare, godeva della natura, della pace, sulle tracce di san Francesco. Vuole essere sepolto lì e così avvenne. Due mesi prima che fosse scoperta la sua malattia, registrò un video nel quale affermava con un grande sorriso: «Sono destinato a morire». Avvenne così. Sembrava una semplice influenza, ma dopo si rivelò leucemia di tipo M3 che in dieci giorni lo portò in Paradiso. Fino alla fine Carlo, pur essendo di condizione agiata, si preoccupò dei più poveri e non si isolò nella sua ricchezza tanto che al suo funerale la chiesa era piena di senzatetto e di immigrati che volevano salutare il loro amico.
Non si tratta di imitare la vita di un santo, lasciando o annullando la nostra. Carlo, diceva: «Tutti nascono come originali, ma molti muoiono come fotocopie!». I santi ci mostrano che è possibile camminare verso Dio e ottenere una vita piena del suo amore. A noi sta di imitarlo più che di ammirarlo. Amen.
