13 agosto

Costruire personalità misericordiose

90.mo chiesa di Casa Roverè

Giovedì della XIX per annum (90.mo chiesa di Casa Roverè)
(Ez 12,1-12; Sal 78; Mt 18,21–19,1)
Casa incontri di Roverè Veronese, giovedì 13 agosto 2026

“Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?”. Il re sdegnato mette con le spalle al muro il satrapo a cui aveva condonato… milioni di euro, mentre lui si era rifiutato di perdonare un suo sottoposto per poche migliaia di euro (sic!). Dietro la celebre parabola che è esclusiva di Matteo si fa strada una questione rimossa dalla ricerca psicologica e psicoanalitica più recente, mentre è fondamentale per capire chi siamo anche perché “lasciare che l’altro mi perdoni, non è meno difficile del perdonare”.

Ovviamente va chiarito che cosa non è perdonare. Perdonare non è il contrario della giustizia. Questa è esteriore e quello è interiore. Per questo è possibile ottenere giustizia senza perdono e perdono senza giustizia. Il perdono non è la riconciliazione, cioè non implica necessariamente l’incontro con l’offensore che può esserci o non esserci. Il perdono non è la vendetta, evidentemente, che costituisce un ‘regolamento di conti’ che non pacifica, ma produce spesso rancore, odio che tendono a far aumentare la pressione sanguigna, gastriti, ulcere. Ancora, il perdono non coincide con la perdita della memoria. Può convivere il perdono, cioè, con l’impossibilità di dimenticare che è un fatto involontario e che non si può rimuovere.

In che consiste il perdono se non è la giustizia, né la riconciliazione, né la vendetta, né la perdita della memoria? Consiste nel diventare sempre meno motivati alla vendetta verso chi ci ha ferito, sempre più motivati a essere benevoli e conciliatori nei confronti di chi ci ha ferito. Il perdono non è un atto obbligatorio e neanche solo reattivo come la vendetta, ma un atto libero che appartiene all’orizzonte dell’amore e che restituisce gioia, pace, serenità. Col perdono, insomma, si vive più intensamente e si sperimenta un senso di liberazione; al contrario del perdono negato, in cui la persona rimane prigioniera del risentimento, delle recriminazioni che assorbono tempo ed energia, occupando la mente senza trovare sollievo. Sono proprio la serenità psicologica ed emozionale e il proprio stato di salute fisica che possono far maggiormente le spese della nostra incapacità di perdonare. Vivere stabilmente dentro di sé sentimenti intensi d’ira, di rivendicazione e di ostilità non potrà non avere un impatto negativo sulla propria salute. Ecco perché Gesù ammonisce Pietro che gli chiede quante volte dovrà perdonare (alludendo in modo iperbolico a Gen 4,24 laddove Caino fu vendicato sette volte, ma Lamech settanta volte) con la seguente affermazione: “Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette”.

Nel festeggiare il 90° di Casa Roverè dove in tanti hanno incontrato il Vangelo sine glossa vogliamo fare memoria di questo originale contributo della fede cristiana che è il perdono senza se e senza ma, come un passo in avanti nella costruzione di una personalità che si trasforma continuamente grazie al perdono ricevuto e accordato.

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