Corpus Domini 2026 (Cresime)
(Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1 Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)
Pozzolengo, domenica 7 giugno 2026
“Ricordati… che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore”. L’Alzheimer è la malattia del nostro tempo che comporta perdita di memoria, disorientamento spaziale, difficoltà nel linguaggio, problemi di pianificazione e incapacità di portare a termini compiti familiari. Ma oltre la malattia è pure una metafora del nostro tempo che rischia di dimenticare l’essenziale, di non sapere dove andare, di non riuscire a comunicare e di non vivere in armonia in famiglia. Per questo l’invito risoluto della Scrittura è: “Ricordati che l’uomo non è solo ‘ciò che mangia’” (L. Feuerbach). Il suo slancio vitale va oltre il soddisfacimento dei bisogni materiali. Anzi, laddove la pancia è piena si fa strada un’insolita tristezza perché l’uomo resta un essere del desiderio. L’uomo soddisfatto è depresso. Quello in ricerca, per contro, resta inquieto. I ragazzi obesi sin dalla più tenera età sono non solo un’emergenza sociale, ma un punto interrogativo rivolto a chi offre solo cose a chi desidererebbe ben altro. L’Eucaristia parla di mangiare e di bere, ma nei segni poveri del pane e del vino smaterializza la fame e la sete per aprirle alla dimensione di Dio.
“Se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita”. “Mangiatemi!”, dice letteralmente il Maestro e non senza suscitare reazione e sconcerto. A dirla tutta, il verbo usato è addirittura “masticare, mordere, triturare”: tanta crudezza per dire che il rapporto con Lui deve essere intenso, reciproco, tale da trasformarci in quel che mangiamo. Come dice il grande Agostino che fa dire a Gesù queste parole: “Io sono l’alimento dei forti; cresci e mi mangerai, non perché mi trasformi in te, ma perché tu ti trasformi in me” (Confessioni, VII, c. X). Non è un giro di parole, ma una vertigine, una catena di vite che si nutrono l’una dell’altra, che si sostengono, che si abitano.
Come accade questa presenza spirituale che trasforma la nostra vita dando alla nostra fame e alla nostra sete non un semplice sbocco materiale, ma addirittura eterno? L’apostolo Paolo è chiaro: “Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane”. Il Corpus Domini ci offre tre cose: la Parola, la lode, la comunità. La Parola, anzitutto: ascoltare Dio, infatti, aiuta ad uscire dal chiacchiericcio e fa rientrare in sé stessi, recuperando la memoria. La lode a Dio rende consapevoli delle tante opportunità della vita, senza lasciarsi assuefare dalla lamentazione e dal vittimismo. La comunità, infine, sottrae all’isolamento che porta a vivere reclusi in sé stessi, invece di condividere i pesi gli uni degli altri. Accade così che appena si risveglia il desiderio di Dio si riaccende anche quello del prossimo. L’Eucaristia, infatti, non risponde solo alla nostra fame, ma spinge oltre noi stessi. Ed accende un’altra fame che conduce ad andare incontro agli altri. Come auguro a voi cresimandi essendo più sicuri, più forti, più contenti.
