Venerdì 29 maggio

La vera casa di preghiera del futuro è la famiglia

Parco Paolo VI in Villa Bartolomea

Parco Paolo VI in Villa Bartolomea, venerdì 29 maggio 2026
(1 Pt 4,7-13; Sal 96; Mc 11,11-25)
Venerdì della VIII settimana per annum

Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!»”. Non siamo abituati a un Gesù all’apparenza così puerile ed aggressivo: scagliarsi contro un albero di fichi quando non è ancora la stagione! Proprio questa reazione enigmatica e irrazionale spinge a cercare altrove il senso di questo insolito racconto. L’immagine del fico, in realtà, era familiare per la tradizione biblica (Os 9,16; Mi 7,1; Ez 17,24) e indicava il popolo di Dio che non porta frutto. Gesù potrebbe dunque aver compiuto questo gesto per anticipare l’episodio drammatico che segue: la purificazione del tempio, anzi la cacciata dei venditori dal luogo più sacro di Gerusalemme.

E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto: ‘La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni’? Voi invece ne avete fatto un covo di ladri»”. Le parole del Maestro spiegano il suo gesto scandaloso. Egli non se la prende direttamente con il traffico nel tempio, fonte di lauti guadagni per il sommo sacerdote e per le grandi famiglie sacerdotali che si spartivano il controllo delle finanze, ma annuncia prima di tutto la fine della discriminazione fra giudei e pagani. Un’iscrizione in pietra delimitava l’accesso. Ora si capisce che l’incontro con Dio è aperto “a tutte le genti”. Ma quel che conta è che le parole sul fico acquistano alla luce di quella cacciata dal tempio il loro significato profetico. Per precauzione alla sera lascia la città e si ritira in un luogo appartato. Egli non cerca la morte morbosamente e sa che quel che ha detto gli si ritorcerà contro, ma non poteva esimersi dal dirlo. Al punto che al mattino seguente ai suoi spiega ulteriormente il senso di quel gesto liberatorio.

Abbiate fede in Dio!… Tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà”. Qui Gesù fa capire che la preghiera è la leva di Archimede che solleva l’esistenza nei momenti decisivi. Se ne ricava che la vera casa di preghiera del futuro è la famiglia che di generazione in generazione semina questa forza tra gli umani. Così è accaduto per l’intercessione di san Paolo VI per Amanda. I suoi genitori, Vanna e Alberto, non si rassegnarono all’infausta diagnosi prenatale né accettarono il suggerimento di abortire, ma si affidarono alla preghiera che prese corpo davanti alla figura di un Papa che ha fatto della “vita umana” il fulcro della sua azione evangelizzatrice. Papa Montini, nato a poca distanza da Brescia, a Concesio, è stato un uomo di fede che ha lottato pur in mezzo a mille contraddizioni in un tempo segnato da enormi progressi, ma anche da stridenti ingiustizie. Sempre il suo impegno è stato rivolto alla vita. Due sono le encicliche che disegnano questa attenzione: Populorum progressio (26 marzo 1967) e Humanae Vitae (25 luglio 1968). Qui a Villa Bartolomea ne abbiamo avuto una conferma. Paolo VI è stato il grande timoniere del Vaticano II. Ma con uno stile inconfondibile, che si ricava dalle sue parole circa il cristiano oggi che deve essere “una persona col fuoco nel cuore, col sorriso sulle labbra, con la profezia nello sguardo”.

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