Voto a Maria del 13 maggio a Bovolone
(Lc 1,39-56)
Bovolone, mercoledì 13 maggio 2026
“D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata”. Questa parola della Madre di Gesù, che Luca ci ha tramandato, è uno dei fondamenti essenziali della devozione cristiana a Maria. Essa fa ciò che ha compreso, sin dall’inizio. Quando, infatti, Luca redige il suo vangelo, siamo già alla seconda generazione dei cristiani. A quella dei giudei, infatti, si è ormai affiancata quella dei pagani. Subito appare chiaro che il grido ingenuo di quell’altra donna che esclama: “Beato il grembo che ti ha portato” (Lc 11,27) non si è spento, ma è diventato patrimonio comune, riflesso fedelmente nei primi due capitoli di Luca, cioè nel cosiddetto ‘vangelo dell’infanzia’. Dunque, la Chiesa trascura qualcosa di essenziale alla sua missione se non loda Maria. Si allontana dalla parola biblica se in essa viene meno la venerazione di Maria. In tal caso, essa non onora neppure Dio in modo adeguato. Dio, infatti, si dà a conoscere certo attraverso la creazione, ma anche attraverso le creature, prima fra tutte Colei che Elisabetta saluta con intuizione profetica, come “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo!”. Come facciamo noi stasera in ricordo di un bombardamento tragico che avrebbe potuto spazzare via Bovolone e la sua nuova chiesa e che per intercessione di Maria, stando all’arciprete del tempo don Timoteo, non accadde.
Lo stupore dell’anziana cugina si manifesta nelle parole che seguono immediatamente dopo: “A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?”. Solo se la Chiesa si sente visitata da Dio ritrova lo slancio e il vigore della missione. Diversamente vive ripiegata su sé stessa e si lascia intristire dalle difficoltà di ogni realtà umana che vive l’usura del tempo e la fatica di vivere. Al contrario, Elisabetta si sente rinfrancata dal contatto con la giovane fanciulla di Nazareth che la conduce a Dio. Ciò che rende vecchia la Chiesa non è l’età media dei suoi membri e neanche la sua storia bimillenaria, ma soltanto la mancanza della freschezza e della bellezza di Maria. Cioè, in una parola, la lontananza da Dio.
Tale lontananza da Dio si manifesta ai nostri tempi in una forma di pigrizia (l’a-cedia) che è l’esatto contrario della leggerezza, della disponibilità e della letizia di Maria che si reca da Elisabetta. E dice indolenza, noncuranza, svogliatezza e noia. È oggi una malattia quasi sociale e si insinua anche nel credente che diventa inacidito di fronte a tutto ciò che è spirituale. Perciò non sa affrontare le avversità e perde la fiducia; non è costante nelle cose e divaga continuamente; non si lascia consolare dalla preghiera e va in cerca di falsi surrogati. Anche la famiglia risente di questa mancanza di slancio. Si ritiene ingenuamente che, messa su famiglia, tutto debba procedere per il meglio, della serie “e vissero felici e contenti”. Ma la vita non è una fiaba. Chiede la nostra determinata e lucida partecipazione. Chiediamo a Maria che ci renda lieti e non pigri, leggeri e non appesantiti e rimetta questa comunità per via sulla strada degli uomini e su quella di Dio. Come Maria che non sta mai ferma e va da Elisabetta.
