Discorso iniziale del vescovo Domenico Pompili all’Assemblea diocesana
Palariso di Isola della Scala, sabato 16 maggio 2026
Buongiorno a tutte e a tutti.
Benvenuti al Palariso di Isola della Scala!
Come tutti sanno “il riso nasce nell’acqua e… muore nel vino!”. Questo detto popolare acquista oggi un significato ulteriore perché il riso “siamo noi”, nati nell’acqua del battesimo e destinati al Regno che il Maestro non a caso presenta nella forma di un grande banchetto di nozze, cui invita tutta l’umanità (Mt 22,1-14; Lc 14,16-24). Noi siamo destinati alla gioia del Cristo risorto e a questo scopo la chiesa attraversa il tempo della storia, non senza trasformarsi continuamente.
A tal proposito, già Yves Congar, alla vigilia del Vaticano II, scrisse: «Non bisogna fare un’altra chiesa, bisogna fare una chiesa diversa». Perché a distanza di quasi ottant’anni siamo ancora qui a confrontarci con quelle parole? Non per inerzia, ma perché il mondo, nel frattempo, è cambiato in profondità — e con esso le condizioni in cui il Vangelo deve essere annunciato e vissuto.
Quattro sfide segnano questo «cambiamento d’epoca» che è molto di più che «un’epoca di cambiamenti» (papa Francesco):
- l’inequità che genera cultura dello scarto e l’idolatria del denaro, che incide sul tessuto comunitario messo a dura prova;
- il consumismo che ha relativizzato ogni riferimento stabile: famiglia, chiesa, scuola, dove ciò che decide è “ciò che è esteriore, immediato, visibile, veloce, superficiale, provvisorio. Il reale cede il posto all’apparenza” (EG, 62);
- la comunicazione digitale che schiaccia sul presente e sottrae spessore al passato e al futuro;
- infine, il ritorno di un sacro aggressivo e individualistico, che oscilla tra privatizzazione della fede e sua strumentalizzazione politica, e che deve incarnarsi in una nuova atmosfera culturale, dato che la grazia suppone… la cultura.
In questo scenario il cristianesimo è entrato in crisi fino a diventare “irrilevante” ai fini di una vita riuscita. Ma qualcuno — non senza ragione — ha osservato che l’irrilevanza può essere una chance: significa vedere la realtà per quella che è, essere liberi di deludere le aspettative sbagliate, poter finalmente cambiare rispetto al «si è sempre fatto così».
La risposta, dunque, non è un’altra chiesa, ma una chiesa diversa. Come ha detto papa Francesco: «Questo è il tempo propizio per trovare il coraggio di una nuova immaginazione del possibile, con il realismo che solo il vangelo può offrirci». E papa Leone XIV, nel suo primo incontro con i vescovi italiani, ha aggiunto: «Guardate al domani con serenità e non abbiate timore di scelte coraggiose! Nessuno potrà impedirvi di stare vicino alla gente, di condividere la vita, di camminare con gli ultimi» (17.6.2025). È questo il punto fermo da cui partiamo.
Una parola va detta prima di tutto: grazie a tutte e a tutti! Per la vostra presenza qui a Isola, e per ciò che è stato fatto in questi mesi.
Quasi un anno fa, nella veglia di Pentecoste del 7 giugno scorso, avevamo condiviso il fatto che il cammino sinodale delle chiese in Italia chiama pure la chiesa che è in Verona a compiere alcune scelte. Quali scelte? In particolare, le scelte a lungo attese da tutti e ancora da definire riguardo al rinnovamento della prassi pastorale, alla formazione missionaria dei battezzati e alla corresponsabilità nella guida della chiesa. Per questo era emerso il desiderio di dar vita ad una Assemblea diocesana per continuare il cammino, all’insegna dell’unità e della missione. Così è puntualmente avvenuto: le comunità si sono messe in ascolto — un ascolto vero, non di facciata. Dall’individuazione dei Delegati alle due Assemblee vicariali si è vissuto un tempo di confronto e di dialogo molto apprezzato. Il materiale raccolto è stato riletto e condensato da una cabina di regia guidata da don Diego Righetti, verificato dal gruppo-pilota di Bussolengo, integrato con contributi di esperti. Nella rilettura abbiamo scelto di non fermarci alla curva gaussiana: le voci profetiche sono minoritarie, eccentriche, spesso scomode — e sono quelle che rischiano di restare in ombra. Tre in particolare sono emerse: la questione delle donne, la condizione delle persone non accolte e spesso nemmeno nominate, il canone 517. Secondo il Canone 517§2, infatti, a motivo della scarsità dei sacerdoti il vescovo può affidare a un diacono, ad una persona laica o a una comunità di persone una partecipazione nell’esercizio della cura pastorale di una parrocchia, (costituendo un sacerdote come moderatore della cura pastorale).
Le domande risuonate nelle Assemblee vicariali non vengono dal nulla ma dall’intreccio almeno di tre fonti. La prima è rappresentata dalle lettere pastorali di questi anni: “Sul silenzio” (2023); Sulla luce (2024), Sul limite (2025), con le categorie di essenzialità, profondità e reciprocità. La seconda fonte è quanto condiviso dal gruppo-pilota di Bussolengo: un gruppo pioniere di circa 30 persone, per lo più laiche e laici che hanno sperimentato su di sé le schede della conversazione spirituale prima di proporle a tutti gli altri. La terza fonte, infine, risulta da quanto elaborato dalla cabina di regia composta da diversi esperti che hanno provato a dare ordine e prospettiva alle miriadi di pagine di contributi emersi.
Il materiale raccolto è stato organizzato, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, in quattro macroaree: spiritualità; formazione; testimonianza e prossimità; relazioni e vita comunitaria. Le prime due descrivono l’ambito dell’annuncio. Le altre due l’ambito della prossimità.
Per quanto riguarda il compito dell’annuncio, il discernimento delle Assemblee vicariali ha fatto emergere che ciò che interpella le nostre comunità non riguarda tanto l’aggiunta di nuove attività, quanto l’esigenza che ogni attività pastorale trovi la sua sorgente e la sua finalità nella relazione con il Signore Gesù e nello stile di vita fraterno.
A questo proposito, le Assemblee hanno individuato nella Spiritualità e nella Formazione due dimensioni essenziali che mantengono la Chiesa in un cammino costante di discepolato e di testimonianza.
Le proposte concrete emerse rispetto a queste due dimensioni sono le seguenti:
- per la spiritualità: educazione alla preghiera, servizio della Parola, cura della liturgia, esperienze forti.
- per la formazione: accompagnamento alla fede adulta, iniziazione cristiana dei ragazzi, formazione ai ministeri.
Per quanto riguarda la prossimità/reciprocità, il discernimento delle Assemblee vicariali ha fatto emerge due grandi dimensioni: l’importanza di uno stile di cura e di accoglienza verso la fragilità e la marginalità, e l’impegno verso una reale apertura e collaborazione con il territorio.
Le proposte concrete emerse rispetto a queste sfide sono le seguenti.
- riguardo allo stile di accoglienza e di cura: accompagnamento delle persone vulnerabili, ascolto, riconciliazione, accoglienza, presenza nei luoghi della vita ordinaria;
- riguardo all’impegno verso relazioni aperte e di collaborazione: dialogo con la cultura, collaborazione con il territorio, formazione socio-politica, ruolo dei laici e delle donne, organismi di partecipazione, nuove guide pastorali.
Da tutti questi bisogni la cabina di regia ha formulato le proposizioni che voteremo. Siamo qui oggi per fare il passo successivo: trasformare ciò che è stato ascoltato in orientamenti condivisi. Si tratta ora di ragionare su undici nodi – 7 più legati all’annuncio e 4 più legati a questioni di prossimità – e di sbilanciarci in qualche direzione che appare promettente. Il frutto di oggi confluirà nella seconda parte della lettera pastorale, che uscirà l’8 settembre e che si intitolerà “Sulla via”.
Buon lavoro!
